I segreti del passato diventano contemporanei.
Il recupero
Un coraggioso progetto di 'archeologia vitivinicola' che parla di passione.
Proprietà Sperino è la realizzazione di un sogno: recuperare l’importante tradizione del vino Lessona attraverso il restauro di una cantina storica per produrre un vino con il massimo rispetto della tradizione del luogo. Paolo De Marchi negli anni Settanta si stabilì in Toscana dove fondò l'azienda vitivinicola Isole & Olena, protagonista della rinascita del Chianti Classico, con il desiderio di tornare, un giorno, alle origini della sua famiglia. Insieme al figlio Luca, nel 1999, riprese in mano le fila della storica azienda viticola di famiglia, nel Castello di Lessona, in via Sperino.
La famiglia
La famiglia Sperino fu una prestigiosa dinastia di medici fautori di numerosi progressi e di lodevoli iniziative nel campo della medicina. Parenti collaterali dei De Marchi, gli Sperino condividevano anche un'altra passione: la viticoltura.
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Casimiro Sperino (1812 - 1894) fu medico-chirurgo, Senatore del Regno d'Italia, preside della Facoltà di Medicina a Torino, fondatore e presidente dell’Accademia Reale di Medicina. Come medico militare si distinse durante l'epidemia di colera scoppiata nel 1835. Una borsa di studio gli consentì di specializzarsi a Parigi in oftalmologia, ramo del quale fu pioniere a Torino con la fondazione nel 1838 del primo ospedale gratuito in Italia, l'oftalmico 'Lo Sperino' sul viale del Re a Porta Nuova (l'ospedale fu poi spostato in via Juvarra, dove si trova tuttora). Amareggiato e deluso da alcune vicende Casimiro Sperino abbandonò la città e la medicina per dedicarsi alla viticoltura nella ‘sua’ Lessona. 
Fu soprattutto suo figlio, Felice Sperino, anch’egli medico e professore a Torino, a dedicarsi interamente alla valorizzazione della viticoltura piemontese. Sperino fu amico del primo ampelografo italiano, il Conte di Rovasenda, e scrisse alcune pubblicazioni sui vitigni scomparsi del Nord Piemonte. Fu in prima linea nella battaglia contro la fillossera con importanti pubblicazioni, tra le prime in materia, e ricerche sui portainnesti americani.

All'inizio del Novecento, in mancanza di eredi diretti la proprietà passò ai De Marchi, parenti collaterali degli Sperino. I De Marchi, originari del Biellese, erano stabiliti a Torino lavorando come medici ed avvocati e la viticoltura per loro rappresentò sempre un’attività amatoriale. Negli anni Sessanta la difficoltà di reperire manodopera a causa del boom economico e industriale e le ridotte dimensioni aziendali tali da non rendere economico il proseguimento dell’attività in un momento in cui il mercato non pagava la qualità (unica possibilità in una zona che per condizioni pedoclimatiche non ha mai permesso di puntare sulla quantità) convinsero i De Marchi ad abbandonare la viticoltura. Fino al 1999, quando Paolo De Marchi decise di realizzare un sogno che conservava fin da ragazzo, quello di far rivivere quel castello e quelle cantine che da bambino, quando trascorreva l'estate a Lessona con la famiglia, avevano suscitato in lui emozioni e fascino.
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La zona
Il Nord Piemonte è un'area dalla lunga tradizione viticola, storicamente una delle più vocate d'Italia alla produzione di vini fini, eleganti e di alta qualità.
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Proprietà Sperino si trova nella frazione Castello del paese di Lessona (Biella), tra le Prealpi del Nord-Piemonte. Una zona che vanta una lunga tradizione viticola: sino a fine Ottocento gli ettari vitati nel Nord del Piemonte erano più di quaranta mila. In seguito, le difficoltà colturali della zona e l’attrattiva dell’industrializzazione nascente a Biella e nelle vicine Milano, Torino e Svizzera, hanno portato all’abbandono della vigna.

Ora il posto dei vigneti è ormai occupato perlopiù dai boschi e l’opera di ricostruzione è lunga e faticosa, ma la particolarità pedoclimatica di Lessona da sempre conferisce al Nebbiolo, conosciuto in zona come 'Spanna', caratteristiche qualitative talmente uniche da valere ogni sforzo.

Nelle cantine del castello sono ancora conservate le etichette del vino prodotto dagli Sperino a partire dalla metà dell'Ottocento. Già allora, caso raro in Italia, le bottiglie venivano etichettate e nei quaderni archiviati nella biblioteca di casa sono annotate le spedizioni del vino anche all'estero. Ecco cosa si diceva allora del prestigioso vino Lessona:

“(...) io sono non solo persuaso, ma convinto, che l'uva dell'agro biellese è nella sua media superiore a quella di tutta la rimanente Italia. Disgrazia vuole che la popolazione più industriale d'Italia si sia dedicata a qualunque industria meno quella vinaria, di cui aveva la materia prima così sottomano.” - Luigi Piemonte, “Il Piemonte Agricolo” (1893).

“Assaggiando una serie di sei splendidi vini (1865, 1870, 1879, 1892, 1894, 1900) del Cav. Dott. Felice Sperino noi pensavamo che se si stabilisse per ogni gran vino italiano una linea che raccolga tutti i punti dell'età del prodotto, si vedrebbe che per tutti i grandi vini fini da arrosto italiani ed esteri, questa linea che si innalza con certa lentezza per arrivare al piano della perfezione, precipita poi rapidamente giunta ad un certo punto e conduce, quasi dritta alla decrepitezza - la linea rappresentante il cammino del Lessona, questo avrebbe di particolare: va su lenta, ma arrivata alla linea della perfezione, questa permane a lungo, molto a lungo, per 20-25 anni, poi, in luogo di scendere precipitosamente, si incurva invece assai lentamente, lentissimamente.
In altre parole il Lessona, almeno quello squisito del Dott. Sperino, è un vino che non vuol farsi decrepito, è un gagliardo che mantiene la sua piena vitalità forse più a lungo e più degnamente degli altri grandi vini d'Italia.” - A. Marescalchi, “I migliori vini d'Italia” (1905).
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